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sabato 3 settembre 2011
Dalla Sicilia al Lazio: la mappa dei vulcani pericolosi
Se l’Etna sussulta, gli altri vulcani italiani non sempre dormono sonni tranquilli. Ed in Italia sono oltre
2 milioni le persone che vivono esposte a rischio vulcani.


I vulcani italiani si trovano intorno al Piano Abissale del Tirreno meridionale (vulcani napoletani, Isole Eolie) nel canale di Sicilia (Pantelleria e l’isola ferdinandea nata nel 1831 e subito scomparsa in mare) e sulla costa Ionica della Sicilia (Etna). Stromboli e l’Etna sono in attivita’ persistente o quasi, e solo a Pantelleria le ultime eruzioni sono preistoriche e risalgono a circa 8 mila anni fa. A stretto rigore anche alcuni dei vulcani del Lazio, particolarmente i Colli Albani vicino a Roma, potrebbero riattivarsi nel futuro anche se questa eventualità e’ poco probabile.

I vulcani italiani si distinguono in ’effusivi’ come l’Etna, anche se recenti studi confermerebbero un cambio di tipologia eruttiva del maggiore vulcano siciliano da ’effusiva’ in ’esplosiva’, che producono quasi solo colate laviche ed ’esplosivi’ come i Campi Flegrei, il Vesuvio e Vulcano, le cui eruzioni consistono in espulsioni violente di nubi di vapore e di gas cariche di frammenti incandescenti e di materiale solido. Il primo tipo di vulcano, ad attivita’ ’effusiva’, puo’ produrre danni molto ingenti ma e’ poco pericoloso per le persone e nella maggior parte dei casi i piani di emergenza possono scattare a eruzione iniziata. Nei vulcani ’esplosivi’, invece l’unica forma di difesa e la tempestiva evacuazione delle popolazioni minacciate e affinchè questo possa avvenire e’ necessario disporre di una efficiente rete permanente di sorveglianza, che consenta di stabilire con anticipo sufficiente la ripresa dell’attivita’ eruttiva.

Ecco la mappa dei vulcani italiani che mettono a rischio la sicurezza degli italiani.

ISCHIA-LIPARI-PANTELLERIA -
Queste tre isole sono dei veri e propri vulcani che da lungo tempo si trovano in una fase di totale tranquillità; e sono soltanto i dati storici geologici oltre alla presenza di fumarole e sorgenti termali che ci ricordano che devono essere considerate ancora attive. Ischia e’ inattiva dal 1302, Lipari dal VII secolo e Pantelleria addirittura da circa 8 mila anni.
STROMBOLI -
E’ la piu’ settentrionale delle isole Eolie ed e’ nota fin dalla piu’ remota antichità per la sua attivita’ persistente: esplosione di moderata energia che lanciano ad altezza di 100-200 metri getti di gas e frammenti di magma incandescenti. L’attivita’ dello Stromboli si interrompe solo molto raramente e e in genere per pochi mesi e in effetti anche se dal mare emerge solo una punta alta 924 metri lo Stromboli e’ in realta’ un grosso edificio nato circa 200 mila anni fa che si estende per 1500 metri sotto il livello del mare, tipo un vulcano-iceberg. L’attivita’ persistente non rappresenta alcun pericolo, ad eccezione di alcuni fenomeni eruttivi piu’ intensi per i quali le colate di lava incandescenti arrivano fino in mare e possono anche provocare piccoli maremoti.
VESUVIO –
L’ultima volta che si e’ svegliato e’ stato nel 1944. Non ci sono ancora segnali di imminente riattivazione ma il Vesuvio e’ il vulcano a massimo rischio. In caso di eruzione dovrebbero essere evacuate migliaia persone.
CALDARA FLEGREA –
L’ultima eruzione risale al 1538. L’evento atteso in caso di riattivazione e’ un’eruzione esplosiva al centro della caldera flegrea. La popolazione esposta al rischio va da 70 mila a 200 mila persone. Due crisi sono state registrate tra il 1970-1972 ed il 1982-1984 con sollevamento del suolo e terremoti, ma non sono sfociate in un’eruzione. La situazione attuale e’ tranquilla.
VULCANO -
L’ultima eruzione risale al 1890 e si e’ trattata di una manifestazione di tipo esplosivo.La popolazione esposta e’ di 700 persone in inverno e di 10 mila persone in estate. Da alcuni anni si osservano, con oscillazioni, aumenti di temperatura delle fumarole del cratere (passate da 300 a 700 gradi centigradi), aumento di fratture, frane, aumento del flusso dei gas dal suolo, piccole crisi sismiche e modestissime deformazioni del suolo.


NEWS
Indonesia: cresce l’allerta per la possibile eruzione del Tambora
Giorni fa si è parlato di alcuni grandi vulcani (Popocatepetl, Katla e Tambora) che starebbero dando segnali di possibili eruzioni: per quanto riguarda il Tambora, dobbiamo aggiornare la situazione in quanto quello che è considerato il 2° vulcano al mondo per indice di esplosività, probabilmente si sta per risvegliare davvero, di qui a poco tempo.
Martedì 30 agosto lo stato del vulcano era già stato innalzato dal livello Normale (livello I) al livello di allarme (livello II), adesso – dopo appena pochi giorni – i vulcanologi hanno ulteriormente innalzato l’allerta al livello III.


La più famosa eruzione del Tambora fu quella che ebbe luogo nell’aprile 1815: è stata una delle più potenti del pianeta, almeno dalla fine dell’ultima Era glaciale.
L’emissione di ceneri fu, quantitativamente, circa 100 volte superiore a quella dell’eruzione, pur rilevante, del monte Sant’Elena del 1980, e fu maggiore anche di quella della formidabile eruzione del Krakatoa del 1883. Complessivamente, vennero proiettati in aria circa 150 miliardi di metri cubi di roccia, cenere e altri materiali.

Quell’esplosione, creò disastri di proporzioni bibliche, con una stima di 60.000 morti dovuti sia direttamente all’esplosione che alle pesanti carestie che seguirono il disastro. La polvere restò per molti anni nell’atmosfera diminuendo la quantità di radiazione solare che abitualmente colpisce il suolo della terra. Il pianeta conobbe un’epoca di estati mancate ed inverni freddissimi, che ebbero come conseguenza scarsissimi raccolti e un impoverimento importante di vaste aree del pianeta. Il 1816, l’anno successivo all’eruzione, fu poi ricordato come l’“anno senza estate“.

lunedì 5 settembre 2011
Stromboli: registrata una forte esplosione dal cratere

Una forte esplosione è stata registrata oggi pomeriggio sull’Isola di Stromboli dagli strumenti dell’Osservatorio vesuviano. L’evento e’ stato seguito da un incremento dell’ampiezza del tremore vulcanico della durata di circa dieci minuti. L’analisi dei sismogrammi ha evidenziato cinque segnali associabili a eventi franosi di piccola entita’, localizzati lungo la Sciara del fuoco. L’ampiezza del tremore e’ su valori medio-alti.


lunedì 5 settembre 2011
Sud America, dossier Onu sull’eruzione del Puyehue: “conseguenze devastanti per anni”

In Sud America, il vulcano Cileno Puyehue è ancora attivo dopo che, il 4 giugno, ha iniziato un’attività a tratti davvero intensa con tempeste di gas e cenere che stanno provocando, secondo un rapporto dell’Onu, “effetti catastrofici per la popolazione locale, la flora, la fauna e l’atmosfera che saranno danneggiate per un numero imprecisato di anni“. Le immagini che abbiamo pubblicato diverse settimane fa, dopotutto, erano eloquenti. Vastissime aree di Cile e Argentina sono ricoperte di cenere, e questo, secondo l’Onu, provocherà “gravi effetti a lungo termine“. Il documento è stato preparato da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite composto da geologi e vulcanologi europei, i quali hanno studiato una serie di scenari proprio nella Patagonia.
L’eruzione del vulcano, le cui ceneri hanno ricoperto non solo Buenos Aires ma molti atolli del Pacifico fino ad arrivare in Australia e Nuova Zelanda, ha già rovinato quasi otto milioni di ettari di terreno nelle regioni ‘patagonicas’ di Neuquen, Rio Negro e Chubut. E continuerà, affermano gli esperti, il suo devastante cammino, dopo aver coperto di ceneri tante località dell’area.

Intanto, aumenta di giorno in giorno la disperazione degli abitanti di San Carlo di Bariloche e Villa La Angostura, mete turistiche tradizionali dell’inverno australe e località tra le più colpite dagli effetti della calamità naturale. Per adesso le ceneri del vulcano dormono sotto la neve ma, quando la primavera scioglierà il ghiaccio, potrebbe arrivare il peggio: valanghe di fango, frane e inondazioni.
E, come se non bastasse, ci sono 2 milioni di metri cubi di cenere che potrebbero erodere le coste dei laghi.
Lungo il Rio Negro il problema delle ceneri va ad aggiungersi a quello, atavico, della siccità.

Per quanto riguarda la salute della popolazione locale, è stato rilevato un aumento della “quantità di alluminio nell’acqua che scorre dai rubinetti delle abitazioni“. Per adesso gli studiosi consigliano di “non esporsi all’aria aperta durante le eruzioni” e in alcune scuole si sta organizzando un sistema di trasporto sicuro per non far respirare gas e ceneri agli alunni.

Il Puyehue, sostengono i geologi di Santiago, è attivo. Nessuno osa abbassare la guardia: il monitoraggio continua senza sosta e il governo argentino di Cristina Fernandez de Kirchner, incalzato dalla imminente scadenza elettorale delle presidenziali del 23 ottobre, deve fare i conti con il ‘dossier Puyehue’. E intanto dalla Patagonia giungono immagini che mostrano nuvole di ceneri e gas che si innalzano per poi adagiarsi su case, alberi, animali e laghi.
Sconfinate distese di terre minacciate dalla furia del vulcano
.


lunedì 5 settembre 2011
Vulcani: si sta risvegliando anche il Shiveluch?

Non solo Popocatepetl, Katla e Tambora. C’è un altro grande vulcano del pianeta che sta dando, in questi giorni, segnali di risveglio. Si tratta del Shiveluch, un vulcano della penisola di Kamchatka, nell’estremo est della Russia. Qui, nei giorni scorsi, il vulcano ha emesso ingenti quantità di cenere nell’atmosfera con picchi di oltre 5.000 metri di altezza. I geofisici Russi hanno spiegato che l’eruzione potrebbe essere solo un antipasto rispetto a una nuova ripresa dell’attività del vulcano, che dal 2006 è tornato a movimentarsi dopo qualche decennio di stop.
 


lunedì 29 agosto
CONTINUA L'ETNA AD ERUTTARE


Giorni dopo l’episodio precedente, il Nuovo Cratere di Sud-Est stamattina all’alba ha prodotto il 12° parossismo dall’inizio dell’anno, come spiegano gli esperti della Sezione di Catania dell’Ingv. Questo episodio è stato particolare per l’apertura di una nuova frattura eruttiva sul fianco sud-orientale del cono piroclastico formatosi intorno al cratere, lungo la quale si sono alzate diverse fontane di lava, e che ha emesso una larga colata di lava su un percorso più a sud rispetto a quello delle colate precedenti. Il cono piroclastico ha subito forti modifiche alla sua morfologia, soprattutto per la parziale distruzione del suo fianco sud-orientale dovuta all’apertura della nuova frattura eruttiva. Tuttavia, gli orli meridionale e settentrionale sono ancora cresciuti in altezza. Questo episodio ha prodotto un’alta colonna eruttiva, che si è piegata verso sud-est, causando ricadute di cenere e lapilli fra altro a Zafferana Etnea, Fleri, Viagrande, e Trecastagni.

Questo episodio è stato preceduto, come quelli precedenti, da un’attività inizialmente molto discontinua e debole, che è cominciata con una singola esplosione alle ore 00.52 GMT (= ore locali -2) del 28 agosto, seguita a partire dalle ore 15.17 GMT da una serie di emissioni di cenere dal Nuovo Cratere di Sud-Est. All’imbrunire era visibile una debole, sporadica attività stromboliana, che nel corso della notte si è gradualmente intensificata. Alle ore 03.15 GMT del 29 agosto è avvenuto un primo trabocco lavico attraverso la profonda lacuna nell’orlo orientale del cratere, generando una colata in direzione della Valle del Bove. Dalle ore 03.40 GMT in poi, l’attività stromboliana si è progressivamente intensificata, e verso le 04.05, due bocche eruttive all’interno del cratere emettevano delle fontane laviche pulsanti alte circa 100 m. Nel corso dei seguenti 10 minuti, queste fontane sono cresciute notevolmente in altezza, e si è osservata la formazione di una densa colonna eruttiva, che si è alzata alcuni chilometri sopra la cima dell’Etna prima di spostarsi verso sud-sudest. Allo stesso tempo, una piccola colata di lava cominciava ad uscire dalla zona interessata dal collasso del fianco est-sudest del cono durante il parossismo del 20 agosto.

Alle 04.20 GMT, il fianco sud-orientale del cono piroclastico si è fratturato con l’apertura di una serie di nuove bocche eruttive fino alla base del cono, dalle quali si sono alzate diverse fontane di lava (vedi la foto in alto); poco dopo è apparsa una nuova, larga colata lavica alimentata da queste bocche, che si è riversata in direzione della Valle del Bove, però più a sud rispetto alla colata emessa in precedenza. Per i 20 minuti consecutivi, l’attività di fontanamento lavico è continuata a tutte le bocche, sia all’interno del cratere sia sulla nuova frattura eruttiva, mostrando una graduale flessione a partire dalle ore 04.30 GMT. Le fontane di lava dalle bocche all’interno del cratere sono passate ad emissione di cenere poco dopo le 04.40, mentre la bocca più bassa sulla nuova frattura eruttiva continuava a produrre getti di lava incandescente fino alle ore 04.50 GMT. L’emissione di cenere è continuata, ad intensita in diminuzione, fino alle ore 05.15 GMT circa


17 agosto 2011
CATANIA / Il vulcano siciliano Etna sta regalando in questi giorni di agosto uno spettacolo dietro l’altro, anche se gli abitanti del posto seguono con apprensione l’evolversi della situazione.
Questa mattina il vulcano ha mostrato tutta la sua creatività, facendo uscire dal suo cono dei veri e propri anelli di fumo, cerchi perfetti come quelli di un accanito fumatore .


Il 12 agosto il vulcano ha saputo incantare i numerosi turisti con una nuova fuoriuscita di lava dai suoi crateri. Una fitta colonna di fumo si è innalzata dalla cima dell’Etna, oscurando a tratti anche il sole.
La lava si è alzata fino a 500 metri e la nube di cenere ha raggiunto anche alcuni centri abitati come Milo, Zafferana Etnea e Giarre. Per il celebre vulcano siciliano, si tratta del decimo fenomeno eruttivo nel giro di un mese.

 


Rapporto dell'attività del Supervulcano - Campi Flegrei AGOSTO 2011
Riportiamo alcune scosse registrate di recente dal RSOE del Supervulcano dei Campi Flegrei (NA).

La più forte scossa registrata dall'inizio del mese è quella di Magnitudo 4.9 con profondità 56Km del 5 Agosto... ancora più forte quella del 28 Luglio di Magnitudo 5.5 con una profondità di solo 10Km.




giovedì 11 agosto 2011
Vulcani sottomarini: nel Pacifico ha eruttato l’Axial Seamount, fondali sconvolti. Gli scienziati americani l’avevano previsto

Per la prima volta, un team di scienziati ha previsto con successo un’eruzione vulcanica sottomarina: si tratta dell’Axial Seamount, un vulcano sottomarino dell’Oceano Pacifico a 250 miglia al largo della costa dell’Oregon. Il vulcano ha eruttato all’inizio di aprile, anche se l’eruzione è stata certificata solo durante una spedizione di controllo di routine di pochi giorni fa, il 28 luglio.
Gli scienziati della Columbia e della Oregon State University che stanno studiando l’Axial Seamount da più di 13 anni, quando si è verificata l’ultima eruzione, avevano previsto l’evento già cinque anni fa, anche se con un arco di tempo di tre anni, fino al 2014, in base all’aumento costante della pressione sottomarina.
L’Axial Seamount è uno dei vulcani sottomarini piu’ attivi nel mondo e dei più studiati. L’eruzione dell’aprile scorso ha profondamente cambiato il ‘panorama’ sottomarino, tanto che gli scienziati che stavano perlustrando l’area utilizzando Jason, un sottomarino robotico comandato a distanza (ROV), pensavano addirittura di aver sbagliato coordinate!
Il vulcano sottomarino ha infatti eruttato uno strato di lava spesso più di 4 metri in alcuni punti e aperto profonde prese d’aria che continuano a emettere acqua calda e microbi dalle profondita’ della terra nell’oceano.



Papua Nuova Guinea: inizia ad eruttare il vulcano Tavurvur

Non solo scosse sismiche: in Papua Nuova Guinea, dove poche ore fa s’è verificato un forte terremoto che potrebbe essere collegato al vulcano Tavurvur che tramite dalla sua bocca Rabaul, circa 12 ore prima del terremoto aveva iniziato a eruttare. Il cono eruttivo è alto appena 229 metri sul livello del mare, ma si sono già alzate colonne di cenere per oltre duemila metri di quota, e l’aviazione nazionale del Paese ha lanciato l’allerta.

Il Tavurvur è uno dei tanti vulcani attivi della Papua Nuova Guinea, ed è anche uno dei più pericolosi. Sorge sulla costa nord/orientale dell’isola di New Britain e non eruttava dal settembre 2000. Il nome del cono che sta eruttando è legato alla vicina cittadina di Rabaul, un piccolo centro di 4 mila abitanti distrutto nel 1994 dall’eruzione più violenta di questo vulcano, che in tutto è alto 688 metri nella sua parte più alta.

Nel 1944 morirono solo 5 persone, di cui una fu uccisa da uno dei tipici fulmini eruttivi, perchè ci furono grandi ed efficaci misure di pianificazione.

Nel 1937 si verificò un’altra eruzione che uccise più di 500 persone. Questo ha portato evento alla fondazione dell’Osservatorio del vulcano Tavurvur, che veglia sui molti vulcani attivi sul Papua Nuova Guinea.

Adesso è di nuovo allerta: anche questo vulcano così pericoloso sta per eruttare. O, almeno, è ciò che credono gli esperti.
Anche in Islanda e in molte zone del mondo stanno per eruttare – a detta degli esperti – molti vulcani.
Come per il Vesuvio, si può sapere con un pò d’anticipo che questi vulcani possono eruttare, ma non si può sapere di preciso quando lo faranno. I segnali precursori potrebbero precedere le eruzioni di settimane, mesi o addirittura anni.
Ma si stanno organizzando per farlo tutti insieme?
 



Etna: tutti i dettagli dell’eruzione

La sezione di Catania dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) ha pubblicato l’analisi dettagliata dell’ottavo episodio parossistico dell’anno che si è verificato nella serata di ieri dal cratere posto sul fianco orientale del cono del Cratere di Sud-Est. L’evento è stato sostanzialmente una
ripetizione dei parossismi precedenti, con emissione di una colata lavica verso la Valle del Bove, fontane
 di lava che hanno raggiunto altezze massime di 450-500 m, e una nube di cenere che è stata spinta dal vento verso est.

I primi segni di una ripresa dell’attività eruttiva dal cratere sono stati osservati nella serata del 28 luglio, quando ha avuto luogo una debole e sporadica attività stromboliana che si è del tutto esaurita nella notte. Durante tutto il giorno 29 il cratere è rimasto in uno stato di quiete.

Dalle prime ore del mattino del giorno 30 luglio erano visibili sporadici bagliori in corrispondenza del cratere, che sono andati progressivamente aumentando in frequenza ed intensità. Verso le ore 10.00 (locali), il cratere mostrava una intensa attività stromboliana accompagnata de forti detonazioni, con brandelli lavici espulsi in aria per alcune decine di metri, che ricadevano all’interno del cratere e nelle immediate vicinanze del suo orlo. Una sottile cenere vulcanica veniva contemporaneamente emessa dalla bocca eruttiva, che veniva spinta dai venti verso i quadranti orientali del vulcano. Inoltre, dall’orlo orientale del cratere sgorgava un piccolo trabocco di lava che percorreva un centinaio di metri, raffreddandosi rapidamente.
Quest’attività eruttiva, segnata anche da un sensibile aumento del livello medio del tremore vulcanico, rimaneva sostanzialmente costante fino al primo pomeriggio, quando subiva un deciso decremento di intensità, sia in termini geofisici che vulcanologici.

Verso le ore 19.00 (locali), il livello medio del tremore tornava a risalire, contestualmente ad una evidente ripresa dell’attività stromboliana. Verso le ore 19.30, iniziava ad essere nuovamente evidente un pennacchio di gas e cenere, che continuava ad essere sospinto dai venti verso Est. L’attività stromboliana aumentava progressivamente di intensità in modo più rapido rispetto alla mattinata, fino a formare getti continui di lava incandescente verso le ore 21.30 (locali). Contestualmente, prendeva vigore anche un cospicuo trabocco lavico, che nelle ore successive si sarebbe allargato a ventaglio per circa 3 km di lunghezza lungo la parete occidentale della Valle del Bove, raggiungendone il piede (circa 2000 metri di quota sul mare) verso le ore 23.00 (locali). Il pennacchio di ceneri e lapilli era preso in carico dai venti e sospinto verso Est, ricadendo al suolo sul quadrante orientale del vulcano.


Durante la sua fase di massima intensità, i brandelli lavici erano violentemente espulsi fino ad una altezza valutata in circa 450-500 metri rispetto all’orlo craterico, ricadendo abbondantemente lungo i fianchi esterni del con piroclastico, fino ad una distanza di circa 200-300 metri. I jet di lava incandescente emergevano almeno da due punti posti all’interno del cratere e sul suo fianco orientale, secondo un allineamento orientato circa Ovest-Nordovest-Est-Sudest.

Dalle ore 23.30 (locali) in poi, l’attività eruttiva decresceva di intensità, fino a cessare del tutto poco dopo la mezzanotte. I flussi lavici, tuttavia, rimanevano ancora mobili ed incandescenti per scorrimento gravitativo per alcune ore, pur raffreddandosi rapidamente poichè non più alimentati.
Nel suo complesso, questo ottavo episodio parossistico è durato meno di un giorno, con una fase iniziale caratterizzata da debole attività stromboliana lunga circa 10-12 ore, ed una fase di fontana di lava concentrata in due-tre ore. L’episodio è avvenuto 5 giorni e mezzo dopo quello precedente, nella mattinata del 25 luglio, così raccorciando ulteriormente l’intervallo fra un parossismo e l’altro. Dall’inizio dell’anno, gli intervalli fra episodi parossistici sono quindi stati di 36, 51, 32, 58, 10, 6 e 5.5 giorni.

Si è trattato inoltre dell’episodio più intenso da quello iniziale, nella notte fra il 12 e 13 gennaio, con fontane di lava sostenute, diversamente dagli episodi precedenti con fontane piuttosto pulsanti e raramente più alte di 250-300 m. La colata lavica prodotta dal parossismo del 30 luglio ha superato in lunghezza quelle emesse fra febbraio e il 25 luglio, raggiungendo il terreno pianeggiante a nord e nord-est di Monte Centenari.


Il vecchio cono del cratere di Sud-Est (a sinistra), e il cratere attivo posto sul suo fianco orientale (a destra), durante la fase di crescità nell’intensità di attività stromboliana, verso le ore 20.35 (locali) del 30 luglio 2011.

La Sezione dell’Ingv di Catania ha pubblicato l’analisi dell’ottavo episodio parossistico dal Cratere di Sud-Est dell’Etna, spiegando che nella serata di ieri (30 luglio 2011) si è verificata l’ennesima eruzione di questo periodo dal cratere posto sul fianco orientale del cono del Cratere di Sud-Est, dando vita a una spettacolare attività stromboliana. L’evento “è stato sostanzialmente una ripetizione dei parossismi precedenti“, spiegano gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con emissione di una colata lavica verso la Valle del Bove, fontane di lava che hanno raggiunto altezze massime di 450-500 metri (!! elevatissime!) e una nube di cenere che è stata spinta dal vento verso est.


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13/09/2011 scritto da BATENZO